Cipolla d’A Mare

La Mousse di cipolla® portata direttamente da una Sirena. Abbiamo voluto così rendere omaggio alla storia della Cipolla Rossa di Tropea. Si narra infatti che la cipolla sia arrivata nel nostro territorio dal mare, ad opera dei Fenici, già nel primo millennio A.C.

Fu però durante il periodo Borbonico (inizio 1800), che la produzione della Cipolla Rossa di Tropea venne incrementata, fino a diventare oggetto di esportazione in tutto il Mondo.

La Cipolla Rossa di Tropea deve il suo peculiare colore alla presenza di antocianine, dei composti polifenolici-solforati e potenti antiossidanti che, oltre al colore, la rendono ricca di proprietà benefiche: 

rallenta l’ invecchiamento, aiuta la circolazione, neutralizza i radicali liberi, ha proprietà antibiotiche e antiossidanti.  Contiene inoltre vitamina C, vitamina E, ferro, selenio, iodio, zinco e magnesio. Il suo alto contenuto di acqua facilita la prevenzione di calcoli renali e, ovviamente, è diuretica.

La Cipolla Rossa di Tropea deve il suo caratteristico sapore dolce al terreno sabbioso in cui viene coltivata e al sole di Calabria che la fa crescere così buona e croccante. Dal 2008 la Cipolla Rossa di Tropea è diventata Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP.

LA LEGGENDA DI “DONNA CANFORA”
I Saraceni  che compivano razzie lungo la costa di Tropea e Capo Vaticano, un giorno si presentarono sotto le mentite spoglie di mercanti orientali , venditori di spezie  e sete colorate, sul litorale di Torre Ruffa, tentando di rapire la leggendaria Donna Canfora.

Donna Canfora era una gentildonna ricchissima  e bellissima, conoscitrice di antiche ricette e squisiti intingoli, che preparava lei di persona utilizzando i prodotti locali a base di Cipolla Rossa che cresceva dolce e squisita nel suo comprensorio .

Rimasta vedova ancor giovane, volle consacrare la sua vita all’ infelice consorte,e passava il tempo lavorando all’arcolaio e preparando delle meravigliose ricette che tutte le donne le invidiavano.

Quel giorno che arrivarono i falsi mercanti, Donna Canfora aveva appena finito di copiare alcune delle sue ricette ed, arrivata la cameriera, le raccontò che tutte le donne del paese erano corse in spiaggia dai venditori di spezie e sete. Donna Canfora convinta dalla cameriera, si apprestò  anch’essa ad andarci, sperando di trovare delle buone spezie con cui inventare altre ricette, e fece custodire alla cameriera le ultime ricette preparate .

Giunta colà il capitano la fece salire a bordo e con un cenno fece issare l’ancora e spingere le vele . La nave iniziò ad allontanarsi dalla spiaggia sotto le grida disperate di altre donne; lei capì le intenzioni dei Saraceni e, chiedendo di dare l’ultimo saluto alla sua terra  ed alla sua gente, andò diritta sulla poppa. Sollevando gli occhi al cielo si lanciò in mare gridando:

“Impara ,o Tiranno, che donne di questa terra preferiscono la morte al disonore!”

Le vesti appesantite dall’ acqua non le diedero la possibilità di guardare la riva, e così scomparve fra le onde. La sua cameriera, in suo onore, diede le ricette di Donna Canfora  alle donne del paese,  cosicché il suo ricordo sarebbe rimasto indelebile.

Da una vecchia ricetta  di cipolla marinata attribuita proprio a Donna Canfora, rendiamo anche noi il nostro tributo a lei.

Tratto e adattato da “Capo Vaticano” di Agostino Pantano edizione 1970.

 

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